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Namibia e Botswana in self-drive: come combinare davvero i due Paesi nello stesso viaggio

Itinerari realistici, frontiera di Ngoma, Chobe Riverfront e perché Savuti, Moremi e Khwai non sono adatti a tutti: come pianificare un viaggio combinato sensato.

2 aprile 2025 · 11 min di lettura

Elefanti lungo il fiume Chobe al confine tra Namibia e Botswana

Visitare Namibia e Botswana nello stesso viaggio è assolutamente possibile. Tuttavia, non tutte le combinazioni sono adatte a ogni viaggiatore e, soprattutto, non tutti gli itinerari risultano realmente sostenibili in self-drive.

I due Paesi confinano in diversi punti e alcune aree si collegano in modo molto più logico e pratico rispetto ad altre. Prima di pianificare un itinerario combinato è però fondamentale comprendere una differenza importante: il Botswana, dal punto di vista del self-drive, è mediamente più impegnativo rispetto alla Namibia.

Le piste dei grandi parchi botswani possono essere molto più tecniche, isolate e difficili da affrontare, soprattutto durante la stagione delle piogge o nei tratti di sabbia profonda. In Namibia, invece, anche molti dei parchi più famosi risultano generalmente più accessibili e semplici da gestire in autonomia.

Per questo motivo, combinare Namibia e Botswana richiede sempre una valutazione realistica di tre fattori:

  • tempo a disposizione;
  • esperienza di guida off-road;
  • disponibilità ad affrontare lunghi trasferimenti.

A mio avviso, un viaggio combinato ha senso solo disponendo di almeno tre settimane. Con meno tempo si rischia di trascorrere troppi giorni alla guida, sacrificando alcune delle aree più belle di entrambi i Paesi.

Il modo più semplice per combinare Namibia e Botswana

L’itinerario che considero più equilibrato — e che ho testato personalmente — parte da Windhoek, attraversa gran parte della Namibia e raggiunge il Botswana passando dalla regione dello Zambesi.

Si tratta di un itinerario di circa 26 giorni che permette di visitare:

  • Etosha National Park;
  • la regione dello Zambesi namibiano;
  • Chobe National Park;
  • Victoria Falls;
  • la costa atlantica namibiana;
  • Namib-Naukluft National Park;
  • il deserto del Namib;
  • il Kalahari namibiano.

Etosha: il safari perfetto per iniziare

Dal mio punto di vista, Etosha National Park rappresenta uno dei migliori parchi africani per avvicinarsi al self-drive safari.

Nel mio itinerario ho dedicato cinque notti al parco, una durata che considero ideale. Etosha è enorme, ospita una straordinaria concentrazione di fauna e richiede tempo e pazienza. Il safari qui è molto diverso rispetto ad altri contesti africani: gran parte dell’esperienza ruota attorno alle pozze d’acqua, dove spesso gli animali si concentrano durante le ore più calde della giornata.

Fare self-drive a Etosha significa spostarsi lentamente tra una waterhole e l’altra, aspettare, osservare e concedersi il tempo necessario per aumentare le probabilità di avvistamento. Proprio questa lentezza, spesso, regala scene incredibili e momenti di totale solitudine, lontani dai grandi flussi turistici.

Dalla Namibia al Botswana: il passaggio più logico

Dopo Etosha mi sono diretto verso la Zambezi Region, l’estremo nord-est della Namibia, visitando zone come Rundu e le aree del Bwabwata National Park.

È qui che entra realmente in gioco il Botswana.

Una volta raggiunta la regione dello Zambesi, il collegamento più semplice consiste nell’attraversare il confine presso il posto di frontiera di Ngoma. Superata la frontiera, si entra quasi immediatamente nell’area del Chobe National Park.

Chobe Riverfront: il Botswana più accessibile

L’area Riverfront di Chobe è probabilmente la zona del Botswana più semplice da affrontare in self-drive per chi è alla prima esperienza in Africa australe.

Le piste, pur presentando alcuni tratti di sabbia soffice, non sono generalmente estreme. Inoltre, si tratta di un’area piuttosto frequentata, elemento che riduce sensibilmente le criticità rispetto ai parchi più remoti del Paese.

La zona è famosa soprattutto per:

  • enormi concentrazioni di elefanti;
  • safari lungo il fiume Chobe;
  • grandi branchi di bufali;
  • predatori presenti lungo le rive del fiume.

Savuti, Moremi e Khwai: spettacolari ma molto più tecniche

Il discorso cambia completamente se si decide di spingersi più a sud del Chobe Riverfront.

La zona di Savuti, famosa per l’elevata presenza di leoni e i safari estremamente selvaggi, richiede lunghi attraversamenti di sabbia profonda. In alcuni periodi dell’anno il traffico è molto limitato e un eventuale insabbiamento può trasformarsi rapidamente in un problema serio.

Lo stesso vale per aree come:

  • Moremi Game Reserve;
  • Khwai.

Queste regioni, situate ai margini del celebre Okavango Delta, sono tra le più affascinanti dell’intera Africa australe, ma richiedono:

  • ottima guida su sabbia;
  • capacità di affrontare fango e guadi;
  • gestione autonoma di acqua, carburante e provviste;
  • esperienza in campeggio e autosufficienza;
  • capacità di gestire eventuali problemi meccanici.

Per questo motivo, personalmente non consiglio queste aree a chi affronta il primo viaggio self-drive in Africa.

Lo stesso discorso vale per parchi più remoti come:

  • Nxai Pan National Park;
  • Makgadikgadi Pans National Park;
  • Central Kalahari Game Reserve;
  • Kgalagadi Transfrontier Park.

La soluzione che consiglio ai viaggiatori alle prime armi

Quando organizzo itinerari per chi vuole visitare sia Namibia sia Botswana ma affronta il primo self-drive africano, consiglio quasi sempre una soluzione equilibrata:

  • viaggio principalmente in Namibia;
  • piccola estensione nel Botswana;
  • focus sul Chobe Riverfront.
È, a mio avviso, il compromesso migliore tra avventura, sicurezza e fattibilità logistica.

Il ritorno in Namibia

Dopo la visita del Chobe National Park sono rientrato in Namibia ripercorrendo parte dell’itinerario dell’andata. Da lì ho proseguito verso:

  • Spitzkoppe;
  • la costa atlantica namibiana;
  • Cape Cross Seal Reserve;
  • Sossusvlei;
  • Deadvlei;
  • il Kalahari namibiano.

Con 26 giorni il viaggio risulta molto più rilassato, ma anche con circa 20-21 giorni è possibile costruire una combinazione sensata.

Esempio di itinerario Namibia + Botswana in 21 giorni

Con circa 20 notti effettive si potrebbe ipotizzare una suddivisione simile:

  • 2 notti nel Namib;
  • 2 notti sulla costa atlantica;
  • 1 notte intermedia verso Etosha;
  • 4 notti a Etosha;
  • 1 notte a Rundu;
  • 3 notti nella Zambezi Region;
  • 3 notti a Chobe;
  • ultime notti distribuite lungo il rientro verso Windhoek, eventualmente passando per Waterberg Plateau National Park.

È vero: questo itinerario obbliga in parte a tornare sui propri passi. Tuttavia, per un primo viaggio self-drive in Africa australe, resta probabilmente la soluzione più logica e bilanciata.

Documenti, frontiera e attraversamento con auto a noleggio

Dal punto di vista burocratico, attraversare il confine tra Namibia e Botswana è generalmente piuttosto semplice.

Per i cittadini italiani, attualmente il Botswana non richiede visto turistico per soggiorni brevi. Il passaggio più utilizzato per questo tipo di itinerario è il border post di Ngoma.

È però fondamentale comunicare sempre al noleggio auto l’intenzione di attraversare la frontiera. L’agenzia dovrà infatti fornire:

  • autorizzazione scritta per il veicolo;
  • documentazione assicurativa;
  • permessi necessari all’espatrio del mezzo.

Al confine viene inoltre richiesto il pagamento di alcune piccole tasse legate all’ingresso del veicolo nel Paese. Sono procedure generalmente rapide, ma che devono essere organizzate correttamente prima della partenza, anche con il noleggiatore del 4x4 in Namibia che deve rilasciare il cross-border permit.

Stai pensando a un viaggio combinato Namibia + Botswana? Possiamo valutare insieme se ha senso nei tuoi giorni a disposizione e costruire un itinerario realmente sostenibile.

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